VIETATE LE FERIE DURANTE IL PREAVVISO - GIUSTIFICATO IL RECESSO PER IL LAVORATORE.

22/06/2017

 

Un dirigente di banca presentava le dimissioni e si offriva di prestare il

proprio lavoro per tutto il periodo di preavviso, previsto in tre mesi. Nelle

more, il datore di lavoro lo aveva costretto a non lavorare sfruttando i

giorni di ferie rimasti a propria disposizione: così facendo, infatti, riteneva

di poter evitare il duplice pagamento (sia delle ferie sia del periodo di

preavviso), ritenendo di non violare il divieto di computabilità previsto

dall’art. 2109 cc, ultimo comma.

Il lavoratore, quindi, recedeva dal contratto anticipatamente e proponeva

ricorso al Tribunale, il quale dichiarava la non regolarità del

comportamento datoriale e conseguentemente sanciva la legittimità

del recesso.

La Corte di Appello, cui si era rivolta la Banca datore di lavoro, riformava

la decisione ritenendo che la condotta non violasse il divieto di

computabilità nelle ferie del periodo di preavviso previsto dalla norma.

Il dirigente ricorreva così per Cassazione, dinanzi la sezione lavoro,

lamentando, in estrema sintesi, la violazione dell’art. 2109 cc, ultimo

comma, e 2119 c.c.

L’art. 2109 c.c. prevede che “Non può essere computato nelle ferie il

periodo di preavviso indicato nell'articolo 2118 “.

La ratio legis di questo articolo è radicata nel fatto di ritenere che la

funzione delle ferie del lavoratore sia volta al recupero delle energie

psico-fisiche e di cura delle relazioni affettive e sociali; esse maturano in

proporzione alla durata della prestazione lavorativa.

L’art. 2119 c.c stabilisce che “ciascuno dei contraenti può recedere dal

contratto prima della scadenza del termine, se il contratto è a tempo

determinato, o senza preavviso, se il contratto è a tempo indeterminato,

qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche

provvisoria, del rapporto. Se il contratto è a tempo indeterminato, al

prestatore di lavoro che recede per giusta causa compete l'indennità

indicata nel secondo comma dell'articolo precedente. Non costituisce

giusta causa di risoluzione del contratto il fallimento dell'imprenditore

o la liquidazione coatta amministrativa dell'azienda”.

La norma, quindi, prevede che il recesso per giusta causa implica

l'avveramento di un fatto di gravità tale da porre in crisi il rapporto

fiduciario tra il datore di lavoro e il prestatore.

La nozione di giusta causa trova la propria fonte nella legge, con la

conseguenza che ogni elencazione contenuta nei contratti collettivi o in atti

unilaterali del datore di lavoro hanno valenza esemplificativa e non

tassativa.

 

Decisione della Corte

La sezione lavoro della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 985,

depositata il 17 gennaio 2017, ha accolto il ricorso proposto dal lavoratore,

con rinvio alla Corte d’Appello di Venezia in diversa composizione, anche

per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

In particolare la Suprema Corte ha cassato la sentenza ribadendo

l’illegittimità del comportamento del datore di lavoro che aveva imposto

“ferie forzate” al lavoratore durante lo svolgimento del periodo di

preavviso. È stato così ritenuto violato il divieto di computabilità previsto

dal codice e conseguentemente giusta causa di recesso per il dirigente.

Richiamando quindi alcuni precedenti (Cass. 4.11.2010, n. 22443; cass.

21.05.2007 n. 11740), è stato nuovamente riaffermato il principio secondo

cui il diritto di recesso opera con efficacia immediata. Inoltre è stato

precisato che opera ope legis lo spostamento del termine finale del

preavviso perchè sussiste il diritto del lavoratore di godere delle ferie e la

maturazione del diritto al numero, proporzionalmente correlato, di giorni

di ferie.

 

Osservazioni

La sentenza appare interessante poiché richiama l’attenzione su un fatto

che non di rado si verifica: i lavoratori “uscenti” sono invitati a sostituire il

periodo di preavviso con le ferie maturate e spettanti, nella convinzione

non solo della legittimità di tale richiesta, ma soprattutto perché così

facendo vi è un concreto risparmio in termini di costo per il datore di

lavoro.

Nella pronuncia, tra l’altro è precisato che il lavoratore non solo ha diritto

di recedere anticipatamente dal contratto ove gli venga impedito di

svolgere la propria opera durante il preavviso per fargli usufruire delle

ferie, ma che tale recesso ha efficacia immediata.

 

Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza 17/1/2017, n. 985

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